CIRCOLARE N° 3 DEL 29 – 1 – 2015

Oggetto: Decreto Legislativo 175⁄2014 Per il testo integrale del DL 175 clicca qui

Il decreto legislativo in oggetto è entrato in vigore il 13⁄12⁄2014 e deve ancora essere convertito in legge. Poiché apporta numerose novità e modifiche che sono entrate immediatamente in vigore , ve ne forniamo un rapido sunto anche alla luce di quanto già chiarito dall’Agenzia delle Entrate con la circolare n° 31⁄E del 30⁄12⁄14

Art. 1 – dichiarazione dei redditi precompilata

A partire dall’esercizio 2015 l’Agenzia delle Entrate metterà a disposizione dei lavoratori dipendenti e assimilati e dei pensionati la dichiarazione dei redditi precompilata (modello 730) relativa all’esercizio precedente. La dichiarazione verrà compilata dall’Agenzia delle Entrate utilizzando i dati presenti nell’Anagrafe tributaria nonché i dati trasmessi da soggetti terzi e quelli indicati nelle certificazioni dei redditi corrisposti che i sostituti d’imposta dovranno inviare all’Agenzia delle entrate (vedasi gli articoli seguenti).

I soggetti destinatari sono:

Quindi entro il 15 aprile 2015 saranno disponibili le precompilate del 2014 da prelevare con le seguenti modalità:

Art. 2 – trasmissione all’Agenzia delle Entrate delle certificazioni da parte dei sostituti d’imposta

L’articolo in esame dispone che le certificazioni che i sostituti d’imposta rilasciano ai propri collaboratori (dipendenti, professionisti, collaboratori occasionali) debbano essere inviate in via telematica all’Agenzia delle Entrate entro il 7 marzo di ogni anno. Questo nuovo adempimento si aggiunge all’obbligo di consegnarle ai collaboratori (in modalità cartacea) entro il 28⁄2 di ogni anno.

Anche tale modifica ha effetto immediato e, quindi, il primo invio da effettuare sarà entro il 7⁄3⁄2015 con riferimento ai compensi pagati nel 2014.

In caso di omessa, tardiva o errata trasmissione verrà applicata la sanzione di Euro 100 per ogni comunicazione irregolare senza applicazione del cumulo giuridico ex art. 12 D. Lgs. 472⁄97 con possibilità, comunque, di effettuare il ravvedimento operoso ex art. 13 dello stesso decreto. Nei casi di errata comunicazione la sanzione non si applica se l’invio viene effettuato entro i cinque giorni successivi alla scadenza.

Art. 3 – trasmissione all’Agenzia delle Entrate da parte di soggetti terzi di dati relativi a oneri e spese sostenute dai contribuenti

L’articolo in esame prevede che una pluralità di soggetti debbano trasmettere all’Agenzia delle Entrate (entro il 28⁄2 di ogni anno) i dati relativi alle spese che i contribuenti hanno affrontato nei loro confronti. Si tratta dei seguenti:

In realtà alcuni di tali enti sono già tenuti ad inviare all’Agenzia delle Entrate i dati in loro possesso (entro il 30⁄4⁄ di ogni esercizio) ma per un’altra finalità ovvero per fornire all’Agenzia gli elementi per le attività di controllo ai fini del redditometro. Ora invece la trasmissione è propedeutica alla predisposizione della dichiarazione precompilata.

L’obbligo di invio delle spese mediche decorrerà solamente dal 2016 con riferimento a quelle sostenute nel 2015, per questo motivo la dichiarazione precompilata dovrà essere necessariamente modificata, salvo il caso si tratti di importi esigui ed il contribuente ritenga non conveniente effettuare la modifica.

I soggetti sopra elencati debbono trasmettere, in relazione alla propria attività, i seguenti dati:

Art. 4 – accettazione e modifica della dichiarazione precompilata

Ai contribuenti, una volta scaricata la dichiarazione precompilata dal sito dell’Agenzia delle Entrate, si prospettano due alternative:

Nel caso vengano apportate delle modifiche la dichiarazione modello 730 dovrà essere inviata all’Agenzia delle Entrate scegliendo tra una delle seguenti modalità;

Anche la tempistica di invio delle dichiarazioni subisce delle modifiche. Viene ora previsto che:

Art. 5 – limiti ai poteri di controllo

In relazione alla scelta se accettare la dichiarazione precompilata o di modificarla, varia la tipologia di controlli formali effettuabili da parte dell’Agenzia. Si ricorda che i controlli formali o automatizzati effettuati dall’Agenzia, in caso di irregolarità consentono di escludere in tutto o in parte:

Nell’ipotesi di accettazione della dichiarazione precompilata con invio diretto o tramite il proprio sostituto d’imposta i controlli formali sui dati forniti da soggetti terzi (banche, assicurazioni, …) non verranno effettuati né quelli preventivi ex legge 14⁄2013 in caso di dichiarazione a credito per importo superiore ad Euro 4.000

Nel caso, invece, la dichiarazione venga accettata senza modifiche ma l’invio venga effettuato tramite un CAF od un professionista abilitato, le verifiche formali saranno effettuate direttamente in capo agli intermediari fiscali.

Infine, se la dichiarazione precompilata viene modificata, a prescindere dalla modalità di invio all’Agenzia, il controllo formale sarà effettuato su tutti i dati indicati nella medesima.

Art. 6 – visto di conformità

Come è noto il mod 730 necessita del visto di conformità, ovvero dell’attestazione di conformità dei dati inclusi nella dichiarazione (compresi quelli già inseriti da parte dell’Agenzia delle Entrate) con la documentazione prodotta dal cliente. Tale attestazione comporta l’assunzione da parte del professionista di precise responsabilità con conseguente regime sanzionatorio in caso di visto infedele.

Le sanzioni a carico del professionista che rilascia un visto infedele vengono cambiate e notevolmente aggravate. Mentre in precedenza si applicava la sanzioni fissa da Euro 258 a Euro 2.582 per ogni visto infedele rilasciato, ora i professionisti diventano responsabili nei confronti dello Stato dell’intero importo della maggiore imposta, delle sanzioni e degli interessi che sarebbero a carico del cliente Il regime sanzionatorio a carico del professionista non si applica qualora l’infedeltà del visto sia dovuta a una condotta dolosa o gravemente colposa del cliente.

Nel caso il sostituto d’imposta, il CAF od il professionista abilitato si accorgano di errori od omissione nella dichiarazione già trasmessa, entro il 10⁄11 di ciascun anno possono inviare una dichiarazione rettificativa. In questa ipotesi resta a carico dell’intermediario soltanto la sanzione con possibilità di applicazione del ravvedimento operoso se viene effettuato il versamento entro la medesima data del 10⁄11.

La normativa ha altresì previsto che per poter rilasciare il visto di conformità i professionisti debbano dotarsi di una polizza assicurativa sulla responsabilità civile (c.d. polizza professionale) con un massimale di almeno 3 milioni di Euro.

Art. 7 – modifica compensi

In relazione alle diverse responsabilità verranno rideterminati i compensi spettanti ai CAF ed agli intermediari che prestano assistenza fiscale a partire dal 2015.

Art. 8 – semplificazioni in materia di addizionali comunali e regionali all’IRPEF

L’articolo in esame apporta alcune modifiche alla disciplina delle addizionali regionale e comunale contenuta nell’art.. 50 del D. Lgs. 446⁄97 e art. 1 D. Lgs 360⁄1998.

In particolare viene stabilito che l’addizionale regionale debba essere versata alla regione in cui il contribuente ha il domicilio fiscale al 1° gennaio e non più al 31 dicembre uniformando così la disciplina a quella dell’addizionale comunale.

Per quanto riguarda l’addizionale comunale la modifica riguarda il calcolo dell’acconto. E’ stata soppressa la previsione che consentiva di variare l’aliquota per l’acconto mediante delibera da pubblicare entro il 20⁄12 dell’anno precedente. Ora l’acconto dell’addizionale comunale sarà sempre calcolato con la medesima aliquota deliberata dal comune per l’anno precedente e pubblicata nel Portale del federalismo fiscale.

Pertanto, per il 2015, l’acconto dell’addizionale comunale dovrà essere calcolato utilizzando la stessa aliquota già utilizzata per il 2014, eventuali delibere che stabiliscono una misura diversa per il 2015 troveranno attuazione in sede di conteggio del saldo da esplicitare nelle certificazioni e nelle dichiarazioni dei redditi relative al 2015.

Art. 9 – disposizioni di attuazione e finali

Art. 10 – spese di vitto e alloggio dei professionisti

Con l’articolo in esame si modifica sensibilmente il regime di deducibilità delle spese per vitto e alloggio dei professionisti (Art. 54 TUIR) nel caso le stesse vengano anticipate dal committente. Ricordiamo che, in base alla precedente normativa, dette spese erano integralmente deducibili se sostenute direttamente dal committente per conto del professionista e da questi addebitate in fattura. In virtù di tale disposizione dette spese non erano soggette al duplice vincolo di deducibilità del 75% del loro ammontare e del 2% dell’ammontare complessivo dei ricavi professionali. Si trattava però di una disposizione di difficile applicazione pratica.

La nuova disposizione (che si applica dal 1° gennaio 2015), invece, dopo aver abolito quella precedente, prevede che le spese per vitto e alloggio sostenute direttamente dal committente a favore di un professionista “non costituiscano compenso in natura”. In tal modo il professionista non dovrà più riaddebitare in fattura le spese che il proprio committente ha sostenuto e non potrà considerarle come componente negativo del reddito, evitando quindi di mettere in atto un comportamento farraginoso ed assolutamente inutile. Ovviamente le spese in esame saranno deducibili in capo all’impresa che le ha sostenute.

Resta fermo, invece, il regime di deducibilità parziale con i limiti sopra visti per le spese di vitto e alloggio sostenute direttamente dal professionista.

Riepilogando: a partire dal 2015 per le spese che vengono sostenute per la somministrazione di alimenti e bevande o relative a prestazioni alberghiere dal committente, gli adempimenti saranno i seguenti:

La normativa in esame si applica anche quando il professionista non è un “professionista abituale” ovvero non è titolare di Partita IVA ed effettua prestazioni occasionali.

Art. 11 – dichiarazione di successione e documenti da allegare

Vengono apportate alcune modifiche alla disciplina dell’imposta sulle successioni contenuta negli artt. 28, 30 e 33 del Testo unico dell’imposta sulle successioni e donazioni (D. Lgs. 346⁄1990):

possano essere sostituiti da copie non autentiche con la dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà attestante che le stesse costituiscono copia degli originali.

Le modifiche introdotte dal presente articolo si applicano a decorrere dalla data di entrata in vigore del decreto (13⁄12⁄2014) anche alle successioni già aperte. Inoltre in applicazione del principio del favor rei (Art. 3 D. Lgs 472⁄97) l’Agenzia non provvederà ad irrogare sanzioni nei confronti dei soggetti che abbiano omesso di presentare la dichiarazione di successione secondo il vecchio limite (Euro 25.833)

Art. 12 – abrogazione della comunicazione all’Agenzia delle Entrate per i lavori che proseguono per più periodi d’imposta ammessi alla detrazione IRPEF delle spese sostenute per la riqualificazione energetica degli edifici

In base alla precedente normativa, qualora un intervento di riqualificazione energetica che dia diritto alla detrazione IRPEF⁄IRES prosegua oltre il 31⁄12 dell’anno di inizio dei lavori, il contribuente doveva inviare all’Agenzia delle Entrate apposta comunicazione in via telematica. Questa comunicazione viene ora abolita.

Anche in questa fattispecie, nel caso di violazioni commesse antecedentemente l’entrata in vigore le presente decreto, in applicazione del principio del favor rei, non si procederà all’applicazioni delle sanzioni.

Art. 13 – esecuzione dei rimborsi IVA

In materia di rimborsi IVA la norma provvede all’integrale sostituzione dell’art. 38 bis del decreto IVA, con rilevanti novità in materia di prestazione delle garanzie.

La previgente disciplina prevedeva la presentazione (entro 40 giorni dalla richiesta del rimborso) di apposita garanzia costituita da:

La principale modifica consiste nella modifica della disciplina concernente la presentazione della garanzia e dei relativi casi di esonero.

Relativamente ai casi di esonero viene incrementato da 5.164,57 Euro a 15.000 Euro l’esonero totale dalla presentazione di ogni garanzia.

Il rimborso deve avvenire entro tre mesi dalla presentazione della dichiarazione e non più entro tre mesi dalla scadenza del termine di presentazione.

Per i rimborsi d’importo superiore a 15 mila Euro è prevista la possibilità di esonero dalla presentazione della garanzia a condizione che venga apposto il visto di conformità ad opera di un professionista abilitato o di far sottoscrivere la dichiarazione da parte dei soggetti che firmano la relazione di revisione o che effettuano il controllo contabile ex art. 2409 bis CC. Si tratta, in sostanza, dei medesimi requisiti attualmente richiesti per la compensazione “orizzontale” degli importi superiori a 15.000 Euro. Infine bisogna allegare apposita dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà che certifichi i requisiti di solidità patrimoniale, continuità dell’attività e regolarità dei versamenti contributivi previdenziali ed assistenziali mediante attestazione che:

La possibilità di seguire la procedura di esonero dalla presentazione delle garanzie per crediti superiori a 15 mila Euro non è ammessa per particolari categorie di contribuenti che vengono considerati particolarmente “a rischio” ovvero:

Circa la decorrenza delle nuove regole, in mancanza di apposita prescrizione, si applicano le regole generali che prevedono l’entrata in vigore decorso il 15° giorno dalla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, pertanto si applicheranno a partire dalle richieste di rimborso relative al 1° trimestre 2015.

Art. 14 – rimborso dei crediti d’imposta e degli interessi in conto fiscale

L’articolo in esame modifica le regole per il rimborso dei crediti d’imposta e degli interessi maturati sui medesimi oggetto di rimborso tramite il conto fiscale.

Si ricorda che il conto fiscale è stato istituito con la legge 413⁄1991, art. 78, commi da 27 a 38, che viene gestito dall’agente della riscossione (Equitalia) e che la sua utilizzazione è obbligatoria per tutti i contribuenti titolari di Partita IVA. Ciascun contribuente deve risultare intestatario di un unico conto fiscale sul quale devono essere registrati i versamenti ed i rimborsi relativi alle imposte sui redditi e all’IVA.

La norma in esame elimina la necessità di presentare apposita modulistica per ottenere la liquidazione degli interessi e si applica dal 1° gennaio 2015.

Art. 15 – compensazione dei rimborsi da assistenza fiscale

Con l’articolo in esame le regole sulla compensazione da assistenza fiscale vengono modificate. La precedente normativa sulla compensazione che i sostituti d’imposta possono effettuare tra le somme a debito e quelle a credito per effetto di rimborsi ai sostituiti (dipendenti) prevedeva che la compensazione potesse essere effettuata senza alcuna evidenziazione nel modello F24 e che si potesse effettuare esclusivamente la c.d. compensazione verticale, ovvero con tributi della medesima natura.

Ora, invece, le somme a debito e quelle a credito devono obbligatoriamente essere evidenziate nel modello F 24, resta il vincolo di compensazione nei limiti delle ritenute d’acconto dovute. In pratica viene confermato il divieto di utilizzare i crediti da assistenza fiscale in compensazione di debiti di natura diversa (ad esempio per i contributi INPS).

Le compensazioni di cui sopra non concorrono alla determinazione del plafond massimo di compensazioni effettuabili annualmente (fissato ad Euro 700 mila) né richiedono l’apposizione del visto di conformità qualora, nel medesimo anno in cui il credito sorge, superino l’importo di Euro 15.000 annui.

Art. 16 – razionalizzazione comunicazioni dell’esercizio di opzione

L’articolo in esame razionalizza e semplifica alcune comunicazioni che i contribuenti debbono effettuare per esercitare determinate opzioni in materia di IRES e IRAP.

In materia di IRES, le opzioni oggetto della semplificazione sono quelle relative a:

In materia di IRAP la modifica riguarda l’opzione esercitabile da parte delle società di persone e delle imprese individuali in contabilità ordinaria per la determinazione della base imponibile secondo le medesime regole fissate per le società di capitali.

In base alla normativa in vigore fino al 31⁄12⁄2014 la tempistica era differenziata in relazione all’opzione da esercitare e bisognava usare l’apposita modulistica per ogni opzione che si intendeva esercitare.

La modifica apportata dal presente articolo consiste nell’unificare l’esercizio delle suddette opzioni nella dichiarazione relativa al periodo d’imposta anteriore a quello di prima applicazione del regime opzionale. Vengono quindi abolite le differenti scadenze e la modulistica relativa. Pertanto i soggetti che nel 2015 vorranno applicare le regole specifiche dei suddetti regimi dovranno esercitare l’opzione nel modello Unico 2015 redditi 2014. Non è chiaro come possano esercitare le opzioni le società neo costituite che non hanno un periodo d’imposta precedente a quello di esercizio dell’opzione stessa.

Art. 17 – razionalizzazione delle modalità di presentazione e dei termini di versamento nelle ipotesi di operazioni straordinarie poste in essere da società di persone

Vengono apportate alcune modifiche alla normativa sulle operazioni straordinarie (liquidazione, trasformazione, fusione etc. ) delle società di persone che, in tal modo, viene allineata alla normativa relativa alle società di capitali:

In base alla vecchia normativa, invece, le società di persone erano obbligate ad utilizzare i modelli di dichiarazione approvati con riferimento all’esercizio in cui si era verificata l’operazione straordinaria.

Art. 18 – società in perdita sistematica

L’articolo in esame interviene sulle c.d. società in perdita sistematica (cui sono applicabili le regole previste per le società di comodo) di cui all’art. 2, commi da 36 decies a 36 duodecies del DL 138⁄11. La normativa previgente prevedeva che, al verificarsi di determinati eventi, le società in perdita sistematica rientrassero nella categoria delle società di comodo con conseguente applicazione delle penalizzazioni previste dalla legge 724⁄1994 tra cui l’assoggettamento ad aliquota IRES maggiorata (38% anziché 27%) e l’impossibilità di chiedere il rimborso dell’IVA.

Gli eventi che facevano scaturire la qualifica di società in perdita sistematica erano:

In base alla vecchia normativa il periodo di riferimento per verificare la sussistenza delle suddette condizioni era il triennio precedente all’esercizio in esame.

La nuova normativa prevede ora che gli esercizi da prendere in considerazione siano cinque e non più tre. Pertanto le sopradette condizioni risultano ora essere: cinque dichiarazioni in perdita fiscale oppure quattro dichiarazioni in perdita fiscale ed una con imponibile inferiore al minimo risultante dall’applicazione dei parametri da applicare all’attivo patrimoniale.

La modifica appena illustrata si applica a partire dell’esercizio 2014 (senza effetti retroattivi) pertanto, come chiarito dell'Agenzia delle Entrate, nella prossima dichiarazione dei redditi da presentare nel 2015, il periodo di osservazione sarà il triennio 2011⁄2013

Art. 19 – semplificazione delle dichiarazioni delle società o enti che non hanno la sede legale o amministrativa nel territorio dello Stato

La società e gli enti che non hanno la sede legale o amministrativa in Italia non dovranno più indicare nella dichiarazione dei redditi i seguenti dati:

Art. 20 – comunicazione all’Agenzia delle Entrate dei dati contenuti nelle lettere d’intento

L’articolo in esame modifica sensibilmente il regime di comunicazione e invio delle lettere d’intento. Si ricorda che le lettere d’intento possono essere emesse dai c.d. “esportatori abituali” ovvero dai soggetti che nell’anno solare precedente hanno effettuato esportazioni od altre operazioni assimilate per un ammontare superiore al 10% del volume d’affari.

Con la normativa in esame le formalità da eseguire vengono radicalmente mutate e risultano essere le seguenti:

Le modalità operative per l’invio all’Agenzia delle entrate sono state fissate con un Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate del 12⁄12 che prevede quanto segue:

Viene modificata anche la disciplina sanzionatoria contenuta nell’art. 7, comma 4 bis del D. Lgs 471⁄97. La nuova disposizione punisce con la sanzione dal 100 al 200 per cento dell’imposta non applicata il cedente o prestatore che effettui operazioni nei confronti dell’esportatore abituale prima di aver ricevuto la dichiarazione d’intento ed averne riscontrato l’avvenuta presentazione all’Agenzia delle Entrate.

Le novità si applicano alle dichiarazioni d’intenti relative alle operazioni da effettuare a decorrere dal 1° gennaio 2015.

Art. 21 – comunicazione delle operazioni intercorse con paesi black list

Si ricorda che la precedente normativa prevedeva l’obbligo di comunicare telematicamente all’Agenzia delle Entrate tutte le cessioni di beni e le prestazioni di servizi d’importo superiore a 500 Euro (sia attive sia passive) nei confronti di operatori economici aventi sede nei Paesi black list.

I dati dovevano essere inviati con le seguenti periodicità:

La nuova normativa dispone che:

In conseguenza della nuova normativa consegue che, qualora venga superato il limite di Euro 10 mila, tutte le operazioni debbano essere comunicate anche se, singolarmente, d’importo inferiore ad Euro 500.

La nuova normativa si applica già alle operazioni effettuate nel 2014. Tuttavia, Poiché l’applicazione delle nuove regole alle operazioni del 2014 comporterebbe la duplicazione dei dati già comunicati secondo la previgente normativa (trimestralmente o mensilmente) i contribuenti possono continuare ad effettuare le comunicazioni mensili o trimestrali secondo le regole previgenti fino alla fine del 2014 (quindi omettendo le singole operazioni d’importo inferiore ad Euro 500). In sostanza:

Infine, in applicazione della regola del favor rei, eventuali omissioni ed irregolarità commesse fino al 13⁄12⁄14 non saranno sanzionabili.

Art. 22 – richiesta di autorizzazione per effettuare operazioni intracomunitarie

Si ricorda che la normativa precedente prevedeva che i titolari di partita IVA che intendevano effettuare operazioni intracomunitarie dovessero preventivamente iscriversi in apposito registro denominato VIES (VAT information exchange system). La mancata iscrizione comportava l’impossibilità di effettuare operazioni intracomunitarie sia attive che passive con rilevanti conseguenze in ordine all’assoggettabilità ad Iva del corrispettivo relativo all’operazione. Una volta presentata la richiesta, l’Agenzia aveva trenta giorni di tempo per rigettarla, in caso di silenzio si riteneva accolta. In questo periodo di sospensione il contribuente non poteva ancora effettuare operazioni o acquisti intracomunitari.

La nuova normativa prevede che la richiesta di iscrizione nell’elenco VIES abbia efficacia immediata, non occorrerà più attendere il periodo di 30 giorni destinato all’esecuzione dei controlli preliminari da parte dell’Agenzia delle entrate, resta la possibilità di rigetto della domanda di iscrizione in caso di pericolosità del soggetto.

Infine viene introdotto un’automatica cancellazione dall’elenco VIES (previo invio di apposita comunicazione al contribuente) per i soggetti che, per 4 trimestri consecutivi, non abbiano presentato alcun elenco Intrastat, in quanto si presume cessata l’attività intracomunitaria. La verifica dei quattro trimestri consecutivi di mancata presentazione degli elenchi Intrastat opera dal momento di entrata in vigore della nuova normativa, eventuali trimestri precedenti sono ininfluenti.

Anche in questo caso si applica la regola del favor rei, quindi non è più sanzionabile il soggetto che abbia effettuato operazioni intracomunitarie prima del decorso dei 30 giorni di attesa prescritti dalla previgente normativa.

Art. 23 – semplificazioni elenchi Intrastat servizi

Sempre in materia di elenchi Intrastat (relativi ai soli servizi resi e ricevuti) vengono apportate alcune semplificazioni in ordine al contenuto dei medesimi.

In particolare viene prevista l’emanazione di apposito Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate (entro 90 giorni dal 13⁄12⁄14) volto a semplificare il contenuto degli elenchi riepilogativi relativi alle prestazioni di servizi “generici” ovvero prestazioni di servizi per le quali il presupposto territoriale si realizza nello Stato in cui è stabilito il committente, rese a soggetti passivi stabiliti in un altro Stato membro della UE o prestate dai medesimi a favore di soggetti stabiliti in Italia, diverse da quelle di cui agli artt. 7 quater e 7 quinquies del DPR 633⁄72. Tale modifica dovrebbe ridurre i dati da comunicare ai seguenti:

In conseguenza viene abolito l’obbligo di indicare le seguenti informazioni: numero e data fattura, modalità di incasso e pagamento.

L’applicazione della nuova normativa decorrerà dalla data che verrà indicata nell’emanando provvedimento.

Art. 24 – termine di presentazione della denuncia dei premi incassati dagli operatori esteri

La comunicazione che le imprese assicurative estere che operano in Italia in regime di libera prestazione dei servizi devono fare con riferimento ai premi incassati diventa annuale e la scadenza viene fissata al 31 maggio di ogni anno, come per le imprese italiane (precedentemente la comunicazione doveva essere fatta mensilmente).

Art. 25 – sanzioni per omissione o inesattezze dati statistici degli elenchi Intrastat

Viene modificato il regime sanzionatorio per l’inesatta o omessa indicazione dei dati statistici nei modelli Intrastat.

Il regime sanzionatorio previgente alle modifiche introdotte con il presente articolo prevedeva che per l’omissione o l’inesatta indicazione dei dati statistici si applicassero le seguenti sanzioni amministrative eventualmente ridotte alla metà nei casi in cui il contribuente ottemperasse all’invito ad integrare i dati mancanti:

L’articolo in esame non modifica le misure sopra esposte ma apporta alcune modifiche:

Art. 26 – ammortamento finanziario: eliminazione della richiesta di autorizzazione all’Agenzia delle Entrate

In materia di ammortamento finanziario effettuato dai concessionari per la costruzione e l’esercizio di opere pubbliche viene eliminata la previsione di cui all’art. 104, comma 4 del TUR secondo cui la deduzione di quote di ammortamento determinate in misura diversa da quella ordinaria (cioè in quote costanti) doveva essere oggetto di apposito decreto del Ministro dell’economia.

Art. 27 – ritenute su agenti – comunicazione di avvalersi di dipendenti o terzi

Come è noto gli agenti di commercio che si avvalgono di dipendenti devono inviare annualmente alle proprie case mandanti apposita richiesta di applicazione della ritenuta d’acconto in misura inferiore, ovvero sul 20% dell’imponibile anziché sul 50%. Con la modifica apportata dal presente articolo viene eliminato l’obbligo di invio annuale, la richiesta vale per il futuro senza alcun limite di tempo, fino a revoca. Inoltre viene prevista la possibilità di inviarla tramite PEC.

Art. 28 – coordinamento, razionalizzazione e semplificazione di disposizioni in materia di obblighi tributari

Viene abrogata la disciplina della solidarietà fiscale negli appalti prevista dall’art. 35, commi 28, 28 bis e 28 ter del DL 223⁄2006. Tuttavia il committente resta coinvolto nelle conseguenze di natura fiscale in caso di irregolarità commesse dall’appaltatore. In base alla disciplina previgente era stato stabilito che:

Si ritiene che l’abrogazione appena vista valga anche per i contratti di appalto⁄subappalto già in essere.

Con le modifiche di cui sopra la situazione della responsabilità del committente risulta essere la seguente:

L’articolo in esame contiene anche altre misure di contrasto al lavoro nero nel settore degli appalti. Viene stabilito che:

Si tratta di una norma che ha già suscitato parecchie perplessità, in pratica si afferma che una società già cancellata dal Registro delle imprese (quindi giuridicamente estinta) resta virtualmente in vita ai soli fini fiscali e contributivi, a maggior ragione in virtù della retroattività espressamente prevista dalla circolare esplicativa. In pratica tutte le società già cancellate dal Registro imprese negli ultimi cinque anni vengono “resuscitate” ai fini fiscali e contributivi.

Art. 29 – detrazione forfettaria per prestazioni di sponsorizzazione

Viene modificato l’art. 74 del DPR 633⁄72 (IVA) relativamente alla percentuale forfetizzata di detraibilità dell’IVA per le operazioni di sponsorizzazione e per la cessione di diritti di ripresa televisiva e trasmissione radiofonica. La modifica riguarda un ristretto numero di contribuenti, ovvero:

La normativa ante modifiche prevedeva che detti enti potessero forfetizzare la detrazione dell’IVA a credito nella misura del 50% dell’imposta relativa alle operazioni imponibili e, per le operazioni di sponsorizzazione, la percentuale era ridotta al 10%. Con la modifica in esame la percentuale forfetizzata specifica per le operazioni di sponsorizzazione viene eliminata e, quindi, si applicherà le percentuale del 50%.

Art. 30 – spese di rappresentanza – adeguamento del valore di riferimento omaggi alla disciplina imposte sui redditi

La modifica di cui al presente articolo interviene sulla disciplina della detraibilità dell’IVA per le spese di rappresentanza (DPR 633⁄72, Art. 19bis1, lett. h)). Viene adottato (anche per l’IVA come già per le imposte sui redditi) l’importo di Euro 50 per:

In conseguenza tutti gli acquisti di beni (diversi da quelli che costituiscono l’oggetto dell’attività d’impresa) da destinare ad omaggio d’importo non superiore a 50 Euro saranno integralmente deducibili ai fini delle imposte sui redditi (come già precedentemente) e la relativa IVA sarà integralmente detraibile (prima della modifica il limite per la detraibilità dell’IVA era di Euro 25,82). Infine si considerano fuori dal campo di applicazione dell’IVA le cessioni gratuite di beni che non rientrano nell’attività d’impresa di costo unitario non superiore ad Euro 50. Anche relativamente alle prestazioni di servizi effettuate gratuitamente per finalità estranee all’esercizio dell’impresa o per l’uso personale o familiare dell’imprenditore il limite per considerarle fuori del campo di applicazione dell’IVA è fissato ad Euro 50

Art. 31 – rettifica IVA crediti non riscossi

L’articolo in esame apporta alcune modifiche all’art. 26 del DPR 633⁄72 che disciplina i presupposti per l’emissione delle note di credito e, quindi, il recupero dell’IVA versata ma non incassata. La modifica in esame consente, ora, l’emissione di nota di credito se l’imponibile si riduce anche per effetto della stipula di un accordo di ristrutturazione dei debiti omologato (ex art. 182 bis Legge fallimentare) ovvero di un piano di rientro attestato pubblicato nel Registro delle imprese (ex art. 67, lettera d) sempre della Legge fallimentare). Prima delle modifiche la nota di credito (per le due suddette procedure) poteva essere emessa soltanto entro un anno dall’effettuazione dell’operazione attiva che aveva originato il credito.

Per effetto della modifica appena esposta la normativa ai fini IVA e delle imposte sui redditi dei creditori degli imprenditori che abbiano stipulato un accordo di ristrutturazione del debito omologato ovvero un pano attestato pubblicato nel Registro delle imprese, risulta uniformata:

Art. 32 – regime fiscale dei beni sequestrati

L’articolo in esame modifica il regime fiscale degli immobili oggetto di provvedimento di sequestro e confisca non definitiva. La previgente formulazione prevedeva l’esenzione da imposte, tasse e tributi per tutta la durata dell’amministrazione giudiziaria. Ora la norma viene modificata e al posto di “esenzione” si utilizza “sospensione del versamento”. Pertanto, per ogni singolo tributo, coordinando la presente normativa con altre disposizioni specifiche, la situazione risulta essere la seguente:

pertanto in capo all’amministratore giudiziario restano eventuali obblighi dichiarativi.

Art. 33 – allineamento definizione prima casa IVA – registro

In materia di agevolazioni prima casa (presenti sia per l’IVA sia per l’imposta di registro sia, infine, per le imposte sui redditi) vigevano definizioni diverse che avevano creato non poca confusione. Ora con la legge in esame vengono modificati i criteri per individuare le case di abitazione per le quali è possibile fruire dell’agevolazione prima casa ai fini IVA.

In particolare l’agevolazione (consistente nell’applicazione dell’IVA ridota al 4%) si applica, ricorrendo le altre condizioni, agli atti di trasferimento alle case di abitazione accatastate in tutte le categorie catastali escluse le seguenti:

A⁄1: abitazioni di tipo signorile

A⁄8: abitazioni in ville

A⁄9: castelli e palazzi di eminenti pregi artistici e storici

Perde quindi rilevanza il decreto del Ministero del Lavori Pubblici del 2⁄8⁄1969 che aveva definito le caratteristiche degli immobili di lusso che non potevano usufruire della suddetta riduzione.

Per effetto della suddetta modifica, anche se non espressamente previsto dalla legge, si deve intendere modificata anche la Tabella A, parte III, numero 127 undecies che prevede l’aliquota IVA del 10% alle cessioni di case di abitazione non di lusso che non possono usufruire dell’agevolazione prima casa. Pertanto l’aliquota IVA del 10% si applicherà, sussistendo gli altri requisiti, alle cessioni di abitazioni diverse dalla prima casa senza più alcun riferimento alla abitazioni non di lusso.

Anche la tabella A, parte II, n° 39 che prevede l’aliquota IVA ridotta al 4% per le prestazioni di servizi dipendenti da contratti di appalto relativi alla costruzione dei fabbricati di cui all’art. 13 della legge 408⁄1949 (c.d. fabbricati Tupini) viene implicitamente modificata: ora si dovrà far riferimento esclusivamente alla categoria catastale e non più alla nozione di abitazione non di lusso.

Art. 34 – disposizioni per la cooperazione nell’attività di rilevazione delle violazioni in materia di attestazione della prestazione energetica

La competenza per l’erogazione delle sanzioni in caso di omessa allegazione dell’attestazione APE passa dall’Agenzia delle Entrate al Ministero dello Sviluppo economico.

Art. 35 – requisiti per l’autorizzazione allo svolgimento dell’attività di assistenza fiscale e requisiti delle società richiedenti e dei Centri autorizzati

Vengono modificati i requisiti per l’autorizzazione allo svolgimento dell’attività di assistenza fiscale da parte dei CAF. La modifica ha lo scopo di garantire l’idoneità tecnico organizzativa delle società che richiedono l’autorizzazione allo svolgimento dell’attività di assistenza fiscale e dei CAF.

Per ottenere l’autorizzazione dovranno essere soddisfatte le seguenti caratteristiche:

Art. 36 – soppressione dell’obbligo di depositare copia dell’appello

Nel contenzioso tributario viene eliminata la disposizione che prevedeva il deposito dell’atto di appello anche presso la segreteria della Commissione Tributaria Provinciale che aveva emesso la sentenza impugnata.

Art. 37 – disposizione finanziaria

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Lo studio è a disposizione per qualsiasi chiarimento

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