CIRCOLARE N° 8 DEL 4 – 8 – 2015

Oggetto: patent box

Con la Legge di Stabilità per il 2015 (legge 190⁄2014, art. 1, commi 35–45) e con il successivo D.L. 3⁄2015 è stato introdotto un pacchetto di norme agevolative applicabile alle imprese che utilizzano e sviluppano beni immateriali, principalmente marchi e brevetti. L’attuazione pratica dell’agevolazione in oggetto è stata rimandata ad un Decreto Ministeriale che è stato emanato in data 27⁄5⁄15 pubblicato sulla GU del 29⁄7⁄2015. Per il testo integrale del Decreto chicca qui.

Finalità della legge sono:

Poiché alcuni regimi europei prevedono tassazioni ridotte sui redditi derivanti dall’utilizzo di beni immateriali, anche l’Italia si è adeguata configurando alcune agevolazioni che, di fatto, dovrebbero ridurre la tassazione intorno al 15,7&#ë37; (per IRES e IRAP).

Soggetti destinatari

Possono avvalersi della nuova normativa tutti i titolari di reddito d’impresa, quindi:

Sono invece esclusi i seguenti:

Decorrenza

Il regime agevolati si applica, previa opzione, alle imprese che effettuano investimenti in attività di ricerca e sviluppo a partire dal 1° gennaio 2015 fino al 31 dicembre 2019.

Beni interessati

I beni immateriali che possono usufruire delL’agevolazione sono:

La norma non richiede necessariamente che si tratti di beni registrati, è sufficiente che si tratta di beni giuridicamente tutelabili.

Attività ammissibili

Possono usufruire del credito d’imposta le seguenti attività:

a) lavori sperimentali o teorici finalizzati all’acquisizione di nuove conoscenze sui fondamenti di fenomeni e fatti osservabili, senza che siano previste applicazioni o usi commerciali diretti

b) ricerca pianificata o indagini critiche miranti ad acquisire nuove conoscenze, da utilizzare per mettere a punto nuovi prodotti, processi o servizi o permettere un miglioramento dei prodotti, processi o servizi esistenti ovvero la creazione di componenti di sistemi complessi, necessaria per la ricerca industriale, ad esclusione dei prototipi di cui alla lettera c)

c) acquisizione, combinazione, strutturazione e utilizzo delle conoscenze e capacità esistenti di natura scientifica, tecnologica e commerciale allo scopo di produrre piani, progetti o disegni per prodotti, processi o servizi nuovi, modificati o migliorati.

d) produzione e collaudo di prodotti, processi e servizi, a condizione che non siano impiegati o trasformati in vista di applicazioni industriali e per finalità commerciali.

Non si considerano attività di ricerca o sviluppo le modifiche ordinarie o periodiche apportate a prodotti, linee di produzione, processi di fabbricazione, servizi esistenti o altre operazioni in corso, anche quando tali modifiche rappresentino miglioramenti.

Costi ammissibili

Ai fini della determinazione del credito d’imposta sono ammissibili i costi di competenza direttamente connessi allo svolgimento delle attività di ricerca e sviluppo quali:

a) costi relativi al personale altamente qualificato in possesso di un titolo di dottore di ricerca, ovvero iscritto ad un ciclo di dottorato presso una università italiana o estera, ovvero in possesso di laurea magistrale in discipline di ambito tecnico o scientifico che sia:

1) dipendente delL’impresa, impiegato nelle attività di ricerca e sviluppo, con esclusione del personale con mansioni amministrative, contabili e commerciali

2) in rapporto di collaborazione con l’impresa, compresi gli esercenti arti e professioni, impiegato nelle attività di ricerca e sviluppo, a condizione che svolga la propria attività presso le strutture della medesima impresa;

b) quote di ammortamento delle spese di acquisizione o utilizzazione di strumenti e attrezzature di laboratorio, di costo unitario non inferiore ad Euro 2.000,00 al netto dell’IVA;

c) spese relative a contratti di ricerca stipulati con università, enti di ricerca e organismi equiparati e con altre imprese, comprese le start up innovative

d) competenze tecniche e privative industriali relative ad un’invenzione industriale o biotecnologica, ad una topografia di prodotto a semiconduttori o a una nuova varietà vegetale.

Per ciascun anno in cui si intende usufruire del credito d’imposta, l’ammontare totale dei costi sopra detti deve essere d’importo almeno pari ad Euro 30.000,00 e deve eccedere la media dei medesimi investimenti realizzati nei tre periodi d’imposta precedenti.

Il credito d’imposta spetta nella misura del 50&#ë37; per le spese di cui alle lettere a) e c) e del 25&#ë37; delle spese di cui alle lettere b) e d).

Il credito d’imposta deve essere indicato nella dichiarazione dei redditi relativo al periodo d’imposta cui si riferisce, non concorre alla base imponibile delle imposte sui redditi né dell’IRAP e può essere utilizzato esclusivamente in compensazione (non è possibile chiederne il rimborso).

La documentazione che costituisce base per la fruizione del credito d’imposta deve essere certificata dal soggetto incaricato della revisione contabile, dal collegio sindacale o da professionista iscritto nel Registro dei Revisori contabili.

Agevolazioni fiscali

Sono previste due tipologie di agevolazioni:

Detassazione al 50&#ë37; dei redditi derivanti dalla loro utilizzazione

La detassazione dei redditi derivanti dall’utilizzo, diretto o indiretto, dei beni immateriali è prevista sia per le imposte sui redditi sia per l’IRAP e sarà effettuata mediante variazione in diminuzione nelle rispettive dichiarazioni.

La percentuale di detassazione del 50&#ë37; entrerà in vigore nel 2017, per gli anni 2015 e 2016 viene rispettivamente ridotta al 30&#ë37; ed al 40&#ë37;. Le percentuali sopra riportate rappresentano, comunque, un limite massimo, in quanto la quota effettiva di reddito cui esse si applicano, deve essere preventivamente riparametrata in base ad un ulteriore rapporto che si basa sull’effettiva attività di ricerca e sviluppo realizzata dal titolare del bene medesimo.

La terminologia usata dal legislatore fa riferimento alla quota di reddito detassata (non ai ricavi) facendola rientrare nella tipologia dei redditi “esclusi” non “esenti”. Pur trattandosi di differenze lessicali apparentemente ininfluenti si rileva, invece, che se il legislatore avesse qualificato la quota detassata come “esente” o avesse considerato i “ricavi” derivanti dall’utilizzo dei beni immateriali, le conseguenze reddituali sarebbero state rilevanti. Ad esempio nel campo IRPEF l’art. 61 del TUIR prevede un rapporto di indeducibilità degli interessi passivi in presenza di ricavi esclusi mentre per quanto riguarda l’IRES l’art. 109 comma 5, relativamente alla spese generali, prevede un rapporto di indeducibilità rapportato all’ammontare dei ricavi imponibili ed esclusi e il totale dei ricavi (inclusi gli esenti). Analoghe conseguenze negative si avrebbero in tema di riporto delle perdite fiscali.

Utilizzo diretto

L’utilizzo diretto si ha quando il titolare dell’intangible produce e commercializza beni e servizi sfruttando i brevetti di cui è titolare.

Le imprese che intendono usufruire dell’agevolazione debbono obbligatoriamente attivare la procedura di ruling internazionale (DL 269⁄2003, art. 8) al fine di determinare il reddito ascrivibile al bene immateriale. L’accordo con l’Agenzia delle Entrate dovrà prevedere:

Utilizzo indiretto

Se il bene è concesso in uso a terzi (licenza d’uso, locazione .6#46;.), il reddito escluso si calcola prendendo come base l’ammontare del canone (royalty) previsto dal contratto di utilizzo o concessione.

Se il bene è concesso in uso ad una società del medesimo gruppo del concedente è possibile attivare una procedura di accordo preventivo con l’Agenzia delle Entrate secondo le regole del ruling internazionale (DL 269⁄2003, art.8).

Detassazione totale delle plusvalenze derivanti dalla loro cessione

Il secondo beneficio che deriva dall’esercizio dell’opzione per il Patent box consiste nella detassazione (sia ai fini IRES sia ai fini IRAP) delle plusvalenze conseguite attraverso la cessione dei beni immateriali.

L’esclusione è condizionata al reinvestimento di almeno il 90&#ë37; del corrispettivo della cessione, entro la fine del secondo esercizio successivo, in attività di manutenzione o sviluppo di altri beni immateriali. Allo stato attuale non sono chiare le possibili conseguenze di un reinvestimento soltanto parziale (cioè in misura inferiore al 90&#ë37;). L’agevolazione viene meno totalmente o sarà possibile un ricalcolo proporzionale? Incerte sono anche le conseguenze del mancato reinvestimento. Posto che l’agevolazione viene meno, quale sarà l’esercizio fiscale in cui si dovrà tenerne conto? Si dovranno rifare tutti i conti dell’esercizio che originariamente ha usufruito dell’agevolazione o di quello in cui si verificherà l’evento definitivo del mancato reinvestimento?

Se la controparte dell’operazione di cessione è una società appartenente al medesimo gruppo della cedente, è obbligatorio attivare un ruling con l’Agenzia delle Entrate per quantificare correttamente la plusvalenza esclusa da imposizione.

Non è chiaro se il rapporto proporzionale sopra illustrato si applichi anche nel caso di realizzo di plusvalenza conseguente a cessione del bene agevolato.

Calcolo del reddito detassabile

La percentuale del 50&#ë37; (o quella minore per i primi due anni) è, di fatto, soltanto teorica. Infatti il reddito potenzialmente detassabile deve essere rapportato al risultato di un conteggio (sotto forma di frazione) che coinvolge i seguenti valori:

al numeratore: i costi di ricerca e sviluppo, fiscalmente rilevanti, sostenuti per il mantenimento, l’accrescimento e lo sviluppo del bene immateriale. A tale importo si possono aggiungere i costi per acquisti di beni immateriali e contratti di ricerca infragruppo, fino ad un massimo del 30&#ë37; degli stessi costi di ricerca e sviluppo.

al denominatore: tutti i costi, fiscalmente rilevanti, sostenuti per produrre tale bene.

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Lo studio è a disposizione per qualsiasi chiarimento

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